L’ampiezza di un cerchio

Quante volte, osservando l‘orologio astronomico di Praga (Orloj) su siti e giornali, ho pensato che fosse bellissimo. Ora, dopo averlo ammirato con i miei occhi, riconosco non solo la sua bellezza e unicità, ma anche la genialità dei suoi creatori e l’armonia tra Terra e Sistema Solare, che esso riflette. L’Orloj mostra lo sviluppo del tempo come ciclicità, ripetizione regolare, applicata allo spazio. Dalla piazza principale di Praga, un puntino sul pianeta Terra, l’orologio ci porta ad aprire la nostra mente e immaginare la rotazione del nostro pianeta proiettata in uno spazio più ampio. Questo orologio rappresenta un punto di convergenza tra macro- e microcosmo. Come scrive Anaïs Nin: “La vita è un cerchio che si allarga fino a raggiungere i movimenti circolari dell’infinito“. L’Orloj semplicemente mostra lo scorrere della vita nello spazio e nel tempo. Proprio come l’astrologia. E’ un‘opera capace di suscitare meraviglia in chi la guarda ancora oggi, in un’epoca illusa che tutto sia stato spiegato e che poco si dedica a immaginare quel meccanismo che chiamiamo realtà. Tecnicamente l‘Orloj è costituito da 2 dischi: in alto l‘orologio astronomico (1410) e in basso il calendario (1490). Il quadrante astronomico ha la forma di astrolabio. La Terra è rappresentata nei vari momenti della giornata. Due lancette indicano l‘orbita di Sole e Luna (con le sue fasi) sull’eclittica. L‘ora è indicata in 3 modi diversi: ora solare, boema e babilonese. Il calendario mostra giorno del mese e della settimana, mese e Santo del giorno. Al centro il simbolo di Praga e attorno ad esso la raffigurazione dei mesi (attraverso scene di vita tipiche dei vari periodi dell‘anno) e dei corrispondenti segni zodiacali. Allo scoccare di ogni ora l‘orologio prende vita, mettendo in moto la processione dei 12 apostoli. Per saperne di più sull’orologio astronomico di Praga:  https://it.wikipedia.org/wiki/Orologio_astronomico_di_Praga

L’astrologia, un’astronomia poetica

Astronomia e astrologia sono due discipline separate, tuttavia fino al XVII secolo la linea di confine tra di loro era molto sottile. L’astronomia, dal greco legge delle stelle, è la scienza che si occupa delle leggi fisiche e chimiche che governano l’universo, studiandone le origini e l’evoluzione. L’astrologia (dal greco parola delle stelle) rappresenta una sorta di versione poetica dell’astronomia: studia i fenomeni celesti da un punto di vista filosofico, interpreta i pianeti del sistema solare in chiave simbolica, mettendoli in relazione con gli eventi umani. Contemplando il cielo notturno, la perfezione del ciclo lunare, il perpetuo e regolare movimento dei pianeti, l’astrologo considera non solo le leggi fisiche che regolano i corpi celesti, ma anche il loro messaggio simbolico. Steven Forrest afferma: “La differenza tra astrologi e astronomi si riduce a questo: gli astronomi cercano di conoscere la forma dei cieli; gli astrologi ricercano il loro significato. L’astrologia è la parte poetica dell’astronomia. (…) Non studia che cosa sia il cielo, ma ciò che esso ci dice“(1).
La stessa origine accomuna astronomia e astrologia: entrambe nascono in epoche remote dall’osservazione attenta e curiosa del cielo, dei suoi pianeti e costellazioni da parte di uomini che non potevano avvalersi di alcuno strumento, ma che non cessavano di sentirsi invasi da meraviglia davanti alle loro scoperte. Le civiltà antiche hanno lasciato traccia delle loro osservazioni sulle stelle in vari punti del pianeta già dal periodo paleolitico (calendari lunari incisi su ossa, pietre e pareti di caverne) e successivamente in Mesopotamia, Egitto, India, Grecia, Impero Romano, Sud America. Luoghi come Stonehenge, costruiti in allineamento con l’apparente movimento del Sole, erano utilizzati come osservatori astronomici ed anche come spazi per celebrare ritualmente solstizi, equinozi e altri eventi planetari, ritenuti momenti di particolare interazione tra cielo e Terra, tra esseri umani e divinità. L’attribuzione di un significato simbolico a stelle e pianeti, e la conseguente nascita dell’astrologia come studio divinatorio dei messaggi provenienti dal cielo, si deve in gran parte al fatto che le antiche popolazioni consideravano il firmamento il luogo del sacro, la dimora degli Dei: “Nei tempi antichi il cielo era legato al sacro; la gente era sicura che Dio vivesse lì. Questo senso di sacralità del cielo è un elemento universale praticamente in tutte le religioni primitive“(2). I primi a riscontrare una potenziale corrispondenza tra eventi astronomici e manifestazioni della vita sulla Terra potrebbero essere stati i Sumeri, che nel XVII secolo a.C. compilarono l’Enuma Anu Enlil, un registro di fenomeni astronomici apparentemente collegati a eventi terrestri, utilizzato per formulare presagi sul presunto volere degli Dei. E’ la prima documentazione astrologica scritta che possediamo. Vicki Noble scrive: “Ciò che noi chiamiamo astrologia, per loro [gli antichi, n.d.r.] rappresentava l’intera visione cosmologica del mondo e il modo per affrontare la vita”(3). 
Le manifestazioni celesti rappresentavano quindi il modo in cui le divinità rivelavano agli uomini sapienti la loro volontà, la loro contrarietà o benevolenza. L’osservazione e interpretazione del cielo era un’attività legata al divino, al soprannaturale, sentita come necessaria per intercettare le intenzioni degli Dei, per propiziarsi la loro benevolenza ed evitare le avversità, e così organizzare la vita quotidiana sulla Terra.
Il ricorso a indicatori celesti per dare un ordine all’esistenza, rappresenta una tappa evolutiva importante nella storia dell’umanità: “
L’astrologia è uno dei primi tentativi compiuti dall’uomo per trovare l’ordine nascosto nell’apparente caos del mondo”(4). Probabilmente le prime osservazioni astronomiche rispondevano soprattutto al bisogno di orientarsi nel tempo e nello spazio; pian piano l’umanità arrivò a utilizzare stelle e fasi lunari per calcolare il passaggio del tempo e i ritmi dell’esistenza (si pensi ad esempio alla successione ciclica di mesi e stagioni e alle applicazioni nel campo dell’agricoltura) e a utilizzare gli astri come sistema di navigazione e orientamento nello spazio.  Nell’epoca attuale, l’uso di orologi, navigatori e calendari (e il nostro modo  ormai disincantato di guardare il cielo e la realtà) ci portano a dimenticare che la vita è ancora regolata dai cicli della Luna e dalla rotazione della Terra intorno al Sole, all’interno di quel perfetto meccanismo di equilibrio e movimento perpetuo che è il sistema solare. Oggi come nelle epoche pre-tecnologiche, l’astrologia, più di qualsiasi altro sistema simbolico, continua a mostrarci la nostra esistenza come parte di un ordine di più grande, immersa nel tempo, nello spazio e nella ciclicità dei fenomeni naturali, rendendo evidente la relazione tra la vita della natura (e quindi anche di quella umana) sulla Terra e il cosmo.
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(1) Steven FORREST, Il cielo interiore, Juppiter Consulting Publishing Company, 2009, p. 27.
(2) Ibid., p. 27.
(3) Vicki NOBLE, Il risveglio della dea, Tea, 2005, p. 108.
(4) Karen HAMAKER-ZONDAG, Psychological Astrology, Samuel Weiser Inc., 1990, p. 9.

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La rivoluzione solare: ciclo di luce

Il tema di rivoluzione solare è il grafico del ritorno annuale del Sole sull’esatta posizione che aveva al momento della nostra nascita. Rappresenta il nostro compleanno astrologico e si verifica intorno alla data del nostro compleanno. Quando il Sole ritorna sulla sua posizione natale, come suggerisce Lynn Bell nel suo libro Cycles of Light (1), un ciclo di luce si compie, dando inizio a quello successivo. Si delinea allora una nuova configurazione astrale, che enfatizzerà alcune aree del nostro tema natale e della nostra vita, riattivando il nostro potenziale di nascita ed evidenziando le questioni che saranno importanti nei nostri 12 mesi successivi. Il tema di rivoluzione solare fornisce informazioni complementari rispetto ai transiti e alle progressioni, aiuta a comprendere gli eventi esterni e i nostri processi psicologici.


((1) Lynn BELL, Cycles of Light, Centre for Psychological Astrology Press, 2005.

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