Ricordiamoci di guardare il cielo

Forse può stupire trovare su un sito come questo, dedicato all’astrologia, anche contenuti più strettamente astronomici. Il fatto è che come gli “astro-studiosi” del passato baso le mie riflessioni sull’osservazione diretta del cielo, accogliendo un precetto di Stephen Hawking: “Guardate le stelle invece dei vostri piedi. Cercate di dare un senso a ciò che vedete e interrogatevi sull’esistenza dell’universo. Siate curiosi”. Gli astrologi, da diverso tempo, guardano invece sempre meno il cielo reale. Studiano una mappa che riproduce graficamente la posizione dei pianeti in un dato momento. In passato questa mappa veniva calcolata e disegnata manualmente, ora viene creata da un software in pochi secondi. Eppure astronomia e astrologia  continuano ad essere, almeno in parte, complementari e condividono diversi elementi. Mentre l’astronomia si occupa di studiare gli aspetti fisici dei corpi celesti e le leggi che regolano il cosmo, l’astrologia studia il loro aspetto simbolico, che aiuta a descrivere la nostra psiche, la nostra vita, i periodi storici. Non essendo tanto attratta dalla matematica, quanto dalle dinamiche interiori dell’essere umano, la scelta di dedicarmi all’astrologia per me è stata ovvia. Tuttavia, nella mia esperienza l’osservazione astronomica è essenziale per comprendere ancora più profondamente la dimensione astrologica, ovvero metaforica, dei fenomeni celesti. Comprendere il loro aspetto, funzionamento e ciclicità mi porta infatti a cogliere significati e corrispondenze di natura simbolica tra macro- e microcosmo. Alcuni dei significati astrologici dei pianeti derivano dall’osservazione avvenuta nei tempi antichi delle loro orbite e recenti scoperte astronomiche paiono confermare le interpretazioni astrologiche classiche, lasciando intravedere sottili corrispondenze tra cielo e terra. Non si tratta dell’influenza dei pianeti sugli eventi umani, ma di un gioco di riflessi, di risonanze reciproche.
Astronomia e astrologia sono nate insieme e per lungo tempo si sono sviluppate all’unisono, finché, nel corso dei secoli, la visione del mondo è diventata sempre più meccanicistica e le loro strade si sono separate. Lo studio delle stelle in passato aveva varie finalità: la misurazione del tempo, l’orientamento nello spazio, la scoperta dell’universo e la divinazione del futuro per assicurarsi risultati favorevoli. La volta celeste era la dimora del sacro e gli studiosi del cielo erano al contempo saggi e sacerdoti, insonni matematici, indagatori dell’infinito e interpreti dei suoi messaggi al servizio della comunità.
Da sempre il cielo ci fa sentire parte di un meccanismo di più grande e ordinato, espande la nostra capacità di pensiero e, soprattutto, risveglia in noi inesauribile curiosità, immaginazione e meraviglia. “Non so nulla con certezza, ma la vista delle stelle mi fa sognare“, scriveva Van Gogh. In un tempo di disincanto, caos e frammentazione come quello attuale, ora più che mai, abbiamo bisogno di fermarci e alzare lo sguardo al cielo notturno. Non si può rimanere indifferenti al cospetto di una notte stellata, di un’eclissi o di un plenilunio. Non si può non provare un senso di stupore nel realizzare che è la Terra a ruotare e non le stelle a muoversi. Con la sua bellezza evocativa, i suoi meccanismi perfetti e i suoi significati simbolici, il cielo può ancora farci intuire il nostro posto nel mondo e rivelarsi un mezzo per orientarsi nell’esistenza e per entrare in contatto con la parte più profonda e trascendente di noi stessi.

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